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giovedì 25 febbraio 2010

Tre dirigenti Google condannati. Che ne pensi?


Tre dirigenti di Google condannati per violazione della privacy a sei mesi di reclusione. Nessuna condanna per diffamazione. La sentenza del Tribunale di Milano si riferisce a un filmato pubblicato su Google video (un servizio poi integrato con YouTube, acquisito da Mountain View) nel 2006. Un minore affetto dalla sindrome di down veniva insultato e picchiato da quattro compagni di scuola dell'istituto tecnico Steiner di Torino, già condannati a un anno di messa in prova presso l'associazione cui è iscritta la vittima. Il ragazzo aggredito, invece, ha ritirato la costituzione a parte civile dopo un risarcimento.

Oggi si è concluso il primo grado e i legali dei dirigenti Google hanno già annunciato l'appello. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni. E' il primo procedimento penale a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web: la sentenza era attesa e annunciata dai giornali di tutto il mondo. Il giudice Oscar Magi, lo stesso del caso Abu Omar, ha condannato David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia e ora senior vice president, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italia e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google. È stato invece assolto Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Per lo stesso motivo non hanno ottenuto risarcimenti le due parti civili costituite, ossia il comune di Milano (dove ha la sede legale Google Italia) e l'associazione «Vividown».

Google, in una nota, scrive: «Ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza». ll video venne girato nel maggio 2006, caricato su Google Video l'8 settembre e rimosso il 7 novembre. Google fa riferimento alla direttiva comunitaria sul commercio elettronico, ma il giudice ha contestato all'azienda il mancato controllo della pubblicazione del video portando a una «violazione della normativa italiana sulla privacy. Le sanzioni sono a carico dei titolari del trattamento dei dati, e dunque, in questo caso, Google» spiega Laura Turini, avvocato esperto di diritto industriale e della rete. L'azienda avrebbe dovuto chiedere l'interpello al Garante e, prima dell'upload del filmato, essere in possesso dell'informativa privacy.

Sulla sentenza è intervenuta anche l'ambasciata americana. «Siamo negativamente colpiti dalla decisione - ha detto, in una nota, l'ambasciatore americano a Roma, David Thorne, - non siamo d'accordo sul fatto che la responsabilità… preventiva dei contenuti caricati dagli utenti ricada sugli Internet service provider». Secondo l'ambasciatore la sentenza rischia di mettere a repentaglio la libertà di internet, ricordando che «il segretario di stato Hillary Clinton lo scorso 21 gennaio ha affermato con chiarezza che Internet libero è un diritto umano inalienabile che va tutelato nelle società libere. In tutte le nazioni è necessario prestare grande attenzione agli abusi; tuttavia, eventuale materiale offensivo non deve diventare una scusa per violare questo diritto fondamentale».


di Luca Salvioli
http://www.ilsole24ore.com


Il tribunale condanna Google. I pro e i contro di una sentenza

PERCHẾ SI
di Daniele Bellasio
Un freno per il motore di Internet


Le condanne penali non dovrebbero essere commentate, soprattutto prima di conoscere le motivazioni, e lasciano sempre e comunque una sensazione di dispiacere. Meglio augurarsi che il danno recato sia stato minimo o nullo, che le condanne diventino simboliche o assoluzioni e che la sentenza abbia un valore soprattutto emblematico. Però il merito della decisione su Google è che (ri)solleva un tema molto più che giuridico, e per questo motivo sta facendo il giro delle prime pagine del mondo. Purtroppo, verrebbe da dire, nelle nostre società iperregolamentate spesso agli interrogativi più profondi della modernità si trova costretto a tentare di dare una prima risposta il giudice, invece che la politica, in rappresentanza degli elettori, e/o il mondo intellettuale. E l'interrogativo del momento è: che cos'è la rete internet?
È uno spazio libero? Ma esistono spazi assolutamente liberi, se la mia libertà finisce dove inizia quella del mio prossimo? È un'autostrada? Ma esistono autostrade senza regole e senza incidenti? È un enorme, colossale, policefalo e multidirezioneale editore? Ma esistono editori che possono pubblicare tutto senza porsi il problema dell'effetto, in certi casi dell'eventuale danno ingiusto? Se internet è uno spazio libero, e punto, in cui però agiscono le persone, prima o poi si porrà il problema di un contratto sociale perché la società (seppur virtuale) non imploda nell'homo homini lupus, nel web mangia web.
Se internet è un'autostrada, prima o poi si porrà il problema della segnaletica per evitare crash monumentali. Non si può dire invece che internet sia una prateria sconfinata: se fosse così, non ci sarebbero mai collisioni tra diritti, invece la cronaca di incidenti online è sempre più ricca. Se internet è un editore universale che fa business con la diffusione delle informazioni, di qualunque tipo, e la raccolta con altrettanta diffusione della pubblicità, allora non si capisce perché non debba prima o poi porsi il problema di una regolamentazione, meglio sarebbe un'autoregolamentazione. Perché il diritto alla privacy dev'essere tutelato in un certo modo su un mezzo di informazione limitato, cioè su un giornale che finirà in mano sì e no a un milione di persone, e per di più per un giorno soltanto o poco più, e invece essere meno protetto su un mezzo di diffusione potenzialmente illimitato nei destinatari e nei tempi? Meglio pensarci davvero, prima che siano i giudici o la legge del più forte a decidere.

http://www.ilsole24ore.com


PERCHẾ NO
di Alessandro Plateroti
Così la rete perde tutte le sue idee


Quattro anni fa, la Thailandia decise di bloccare gli accessi a YouTube a tutti gli internauti con indirizzo thailandese: per rimuovere il blocco, il governo ordinò a Google di rimuovere dal sito almeno 20 video che le autorità ritenevano offensivi o blasfemi. Due anni fa, i vertici di Google furono informati di un crollo verticale degli accessi a YouTube in Turchia, e che secondo la stampa locale era stato il governo turco a bloccare gli accessi al sito a tutti gli utenti internet del paese. Apparentemente ignare del fatto che YouTube appartenesse a Google, le autorità di Ankara non avevano informato il colosso americanoche un giudice turco aveva ordinato alle società telefoniche nazionali di bloccare gli accessi al sito come ritorsione per aver posto in rete dei video offensivi nei confronti del «padre della patria» Mustafa Kemal Ataturk, comportamento sanzionato penalmente in Turchia. Dopo lunghe ricerche, Google scoprì che il video incriminato sosteneva che Ataturk fosse gay e che a inserirlo nel sito erano i stati i tifosi di una squadra di calcio greca che intendevano punzecchiare i rivali. Google rimosse il video e si impegnò a non pubblicarne altri del genere in Turchia: il sito fu così riaperto ai turchi. Peccato, però, che pochi mesi dopo un altro giudice turco tornò alla carica: o Google rimuove i video da tutti i suoi siti del mondo o il sito verrà nuovamente bandito in Turchia. Google si rifiutò e per due anni i turchi non poterono più andare su YouTube.
Questi due esempi servono a capire quanto perniciosa e sbagliata sia stata la decisione dei giudici italiani di condannare i manager di Google per violazione della privacy dopo la pubblicazione del video in cui alcuni bulli malmenano un ragazzo down. Il video, è bene ricordarlo, fu subito rimosso dal sito poco dopo la sua scoperta: immagini ritenute offensive, lesive o inappropriate vengono infatti rimosse dai siti video di Google e di YouTube direttamente dalle loro strutture preposte alla vigilanza. L'intervento dei giudici nel caso italiano segna quindi un pericoloso precedente: per la prima volta in Europa - e più in generale in un paese occidentale - è stato stabilito che una società internet e i suoi manager (a prescindere da dove siano residenti e lavorino) possono essere ritenuti legalmente responsabili per i contenuti che vengono inseriti sui siti da terze parti.
Una tendenza pericolosa, questa, che non solo preoccupa il governo e il parlamento americani, che hanno già chiesto agli operatori internet di segnalare al dipartimento di stato tutte le limitazioni operative subite in giro per il mondo, ma le stesse società del settore. Dalla fine del 2008 Google, Yahoo e Microsoft, solo per citare i più grandi, hanno costituito con le associazioni dei diritti civili la Global Network Initiative, un organismo preposto alla definizione dei principi a cui attenersi sul web per coniugare libertà di espressione e privacy. Rispondere allo sforzo di autoregolamentazione dei colossi di internet con una sentenza che vuole costringerli a monitorare e a censurare i propri siti pone dunque un'enorme sfida non solo ai modelli di business delle imprese, ma anche alla necessità di tutelare ogni forma di espressione che si muove nella legalità, che ci piaccia o meno.

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martedì 27 ottobre 2009

Ecosistema Urbano: città marchigiane come tartarughe. Battuta d’arresto nelle politiche per la sostenibilità urbana


E’ una Regione tartaruga quella fotografata dalla XVI edizione di Ecosistema Urbano, il Rapporto annuale di Legambiente realizzato con il contributo editoriale de Il Sole 24 Ore e la collaborazione scientifica di Ambiente Italia sulla qualità ambientale delle nostre città. Una Regione statica che complessivamente vede una battuta d’arresto nello sviluppo delle politiche ambientali urbane e che non è in grado di cogliere le opportunità, anche economiche, offerte da una più attenta e lungimirante gestione della mobilità, dell’energia e degli spazi pubblici.

Nella classifica nazionale dei capoluoghi di provincia, la prima città marchigiana a comparire è Ancona che si posiziona al 24° posto, seguita da Macerata ventisettesima in graduatoria, Pesaro che si classifica al 56° posto e Ascoli Piceno che chiude la graduatoria regionale piazzandosi alla 59° posizione. Molto bene Ancona quindi che, rispetto all’edizione dello scorso anno, aumenta di 10 posizioni la sua presenza nella classifica nazionale, benino Macerata e Pesaro che aumentano rispettivamente di 1 e 5 posizioni la loro disposizione tra le città italiane in esame. Brusca battuta d’arresto per Ascoli Piceno che ha portato la città a retrocedere di ben 26 posizioni rispetto alla classifica di Ecosistema Urbano 2008.

Molto si può fare ancora nella depurazione delle acque, come ci segnala la classifica nazionale che vede le nostre città posizionarsi tra le ultime, fatta eccezione per Ancona che si guadagna il 31° posto con il 97% di efficienza nella purificazione. Troppi i mezzi che circolano nei centri urbani marchigiani, a Macerata e Pesaro sono 65 auto ogni 100 abitanti e 21 motocicli ogni 100 abitanti a Pesaro che risulta infatti tra le città in cui i cittadini consumano più carburante. Pochissime in tutta la Regione le politiche basate sul risparmio energetico, nonostante le linee guida indicate dal Piano Energetico Ambientale Regionale; insufficiente il lavoro di Pesaro e Ascoli Piceno sull'attività di riduzione dei consumi energetici.

Bene Ancona nel solare fotovoltaico; sono infatti 1,54 i kilowatt istallati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti, come ottimi sono i risultati di Macerata nella dispersione di acque nelle reti di distribuzione e nella disponibilità di verde urbano fruibile, settori in cui Macerata è tra i primissimi posti anche nella classifica nazionale. Soddisfacenti sono anche gli esiti di Ancona e Pesaro nella pianificazione e partecipazione ambientale.

Questi sono in breve i risultati della sedicesima edizione di Ecosistema Urbano che raccoglie e intreccia i risultati di interviste e questionari diretti ai 103 comuni capoluogo di provincia, dati statistici e informazioni su 125 parametri ambientali. I dati espressi in questo rapporto fanno riferimento all’anno 2008.

“Deve crescere l’attenzione alle politiche ambientali – commenta così i dati Luigino Quarchioni, presidente di Legambiente Marche -. Nelle città infatti si concentrano le più alte percentuali delle emissioni inquinanti, dei consumi energetici e degli spostamenti: migliorando l’ecosistema urbano, quindi, si offre un ambiente migliore agli abitanti e, nello stesso tempo, si contribuisce alla riduzione dei gas climalteranti. Proprio dai centri urbani potrebbe partire una sfida in tre settori determinanti: edilizia, mobilità e inversione dell’effetto “isola di calore”. Tre ambiti dove le pubbliche amministrazioni e le imprese devono promuovere innovazione, sostenibilità, riduzione dei consumi e delle emissioni con il coinvolgimento della ricerca, degli urbanisti e, non ultimo, della gente comune, che già esprime questi nuovi bisogni ma, come testimonia anche quest’anno Ecosistema Urbano, troppo di rado trova risposte adeguate sul territorio”.




Il meglio e il peggio delle città marchigiane
Ecco, sinteticamente, alcuni indicatori di Ecosistema Urbano di Legambiente e le performance urbane migliori e peggiori in questi parametri


Pm10 - (media annua in microgrammi/mc)
La migliore: Macerata (27,1)
La peggiore: Ancona (37,0)

Dispersione rete idrica – Differenza tra acqua immessa e acqua consumata (%)
La migliore: Macerata (10%) tra le migliori a livello nazionale si posiziona 3° su 103 città esaminate
La peggiore: Ancona (28%)

Capacità di depurazione acque fognarie
La migliore: Ancona (97%)
La peggiore: Ascoli Piceno (61%)

Raccolta differenziata dei rifiuti
La migliore: Pesaro (35,3%)
La peggiore: Ancona (24,9%)

Tasso di motorizzazione auto - Auto circolanti ogni 100 abitanti
La migliore: Ancona (61)
La peggiore: Ascoli Piceno e Macerata (65)

Isole pedonali - Estensione pro capite della superficie stradale pedonalizzata (mq/ab)
La migliore: Pesaro (0,51)
La peggiore: Macerata (0,00) tra le ultime anche nella classifica nazionale

Piste ciclabili - Indice ciclabilità, misura i metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 ab. (m_eq/100 ab).
La migliore: Pesaro (13,88)
La peggiore: Ancona (1,34)
Ascoli Piceno (nd)

Verde urbano fruibile - Estensione pro capite di verde fruibile in area urbana (mq/ab)
La migliore: Macerata (26,08)
La peggiore: Ascoli Piceno (2,33)

lunedì 28 settembre 2009

La classifica dei redditi, tra i Comuni della Valcesano: primo Mondolfo, poi Mondavio, Monte Porzio e Pergola. Valle del Metauro, comanda Saltara


Proponiamo una ricerca del Sole 24 Ore relativa ai redditi degli italiani.
Nelle Marche è Ancona la città più ricca, mentre il titolo di Comune più povero va a Monte Rinaldo, 412 abitanti in provincia di Fermo. E' quanto emerge da una ricerca del Centro Studi Sintesi del Sole 24 Ore, che analizza le dichiarazioni dei redditi degli italiani.
Nella nostra regione il reddito medio per contribuente nel 2007 è stato superiore ai 14mila euro (14.813), con un incremento lieve, dello 0,5%, rispetto al 1999.

Provincia di Pesaro



Le voci:
Comune
Reddito 2007 per contribuente
Var.% 99-07
Reddito 2007 per abitante
Var.% 99-07
Reddito 2007 per famiglia
Var.% 99-07

PESARO 17.398 21,7 13.373 21,0 32.062 8,6
FANO 16.072 24,0 12.385 26,0 29.493 21,9
URBINO 15.355 19,1 11.926 20,9 27.554 11,2
URBANIA 14.320 27,2 10.747 29,0 26.785 18,9
MONTELABBATE 14.274 20,3 9.978 22,0 27.179 19,9
SANT'ANGELO IN LIZZOLA 14.244 20,3 10.223 20,6 27.129 17,6
NOVAFELTRIA 13.813 17,7 10.441 27,5 25.307 20,5

SALTARA 13.793 21,7 10.138 26,4 26.094 15,0
FOSSOMBRONE 13.683 19,2 10.504 20,9 26.637 14,8
FERMIGNANO 13.472 17,4 9.741 20,0 25.152 14,3

TALAMELLO 13.226 18,8 9.652 29,1 23.970 28,8
GRADARA 13.169 26,3 10.230 35,4 22.836 12,5
TAVULLIA 13.048 19,9 9.802 25,3 24.560 11,6
MACERATA FELTRIA 12.977 18,2 10.505 25,8 23.742 15,9
COLBORDOLO 12.907 13,0 9.175 16,0 25.030 11,2

MONDOLFO 12.881 16,0 9.762 17,0 25.380 11,7
MONDAVIO 12.745 18,8 9.897 19,5 25.531 14,0
MONTEMAGGIORE AL METAURO 12.730 25,6 9.830 36,5 25.196 18,5
MONTE PORZIO 12.578 24,2 9.699 29,8 24.511 14,0
MOMBAROCCIO 12.491 21,1 9.700 26,0 21.608 13,3
CARTOCETO 12.414 22,9 9.267 23,6 23.507 14,6
PERGOLA 12.278 14,2 9.806 14,4 22.603 6,5
SAN COSTANZO 12.248 23,9 9.405 25,8 24.058 14,8

GABICCE MARE 12.239 20,8 9.900 24,3 22.207 10,1
MONTECICCARDO 12.188 22,8 8.698 26,1 21.558 15,8
SASSOCORVARO 12.138 16,0 9.427 19,5 23.704 7,8
ISOLA DEL PIANO 12.114 32,0 8.710 34,1 21.516 24,4
AUDITORE 12.110 21,8 9.029 21,1 22.960 17,8

CAGLI 12.105 19,3 9.218 17,6 21.898 11,2
SANT'ANGELO IN VADO 12.034 20,2 9.204 23,7 24.692 20,6
PETRIANO 11.995 8,1 8.781 7,9 24.502 4,6
ACQUALAGNA 11.965 18,0 8.812 21,5 22.867 15,7
MONTECALVO IN FOGLIA 11.866 11,5 8.719 11,3 22.966 4,0
PEGLIO 11.859 19,0 9.292 34,0 23.969 25,4
PIOBBICO 11.835 16,5 8.796 15,8 21.341 7,3
SANT'AGATA FELTRIA 11.824 16,4 9.508 25,7 23.086 18,4

FRONTONE 11.810 19,0 9.691 19,5 21.292 15,6
ORCIANO DI PESARO 11.793 18,7 9.042 19,5 24.479 13,8
SAN LEO 11.756 18,3 8.858 29,7 21.274 26,8
SAN LORENZO IN CAMPO 11.742 13,9 9.172 16,8 22.234 11,0
CARPEGNA 11.685 22,7 8.999 25,0 20.913 21,9
SERRUNGARINA 11.475 21,7 8.382 21,7 22.258 13,0
MONTEFELCINO 11.471 17,7 8.685 14,3 22.703 8,2

PENNABILLI 11.438 15,8 8.743 21,4 21.258 18,8
PIANDIMELETO 11.389 18,9 8.611 25,2 21.774 21,5
SANT'IPPOLITO 11.366 14,2 8.618 12,9 22.506 8,8
MERCATINO CONCA 11.356 13,0 8.737 25,5 20.836 23,0
BELFORTE ALL'ISAURO 11.282 11,6 8.379 8,9 21.637 3,7

PIAGGE 11.255 13,9 8.829 -1,4 22.253 -12,0
SAN GIORGIO DI PESARO 11.127 23,3 8.952 23,3 22.356 11,2
SASSOFELTRIO 11.029 26,1 8.583 36,1 19.152 21,3
MAIOLO 10.864 19,9 8.042 17,1 19.863 8,2
LUNANO 10.656 12,9 7.383 15,1 19.069 15,5

BARCHI 10.609 14,3 8.124 13,8 21.626 3,5
FRATTE ROSA 10.361 12,6 8.213 13,6 21.065 13,2
SERRA SANT'ABBONDIO 10.306 8,5 8.246 11,3 18.939 11,7
PIETRARUBBIA 10.284 10,3 7.681 19,7 19.002 12,1
CANTIANO 10.250 8,5 8.271 9,8 17.848 3,4

MONTECOPIOLO 10.247 18,4 8.054 29,6 18.987 18,8
MERCATELLO SUL METAURO 10.209 15,5 8.053 19,7 20.435 12,2
TAVOLETO 10.144 4,8 7.895 6,9 18.939 7,8
APECCHIO 10.017 8,4 7.783 11,0 18.216 3,7
MONTE GRIMANO 9.412 20,6 7.164 42,9 15.994 38,8

BORGO PACE 8.808 9,0 7.014 2,5 15.033 -3,8
MONTE CERIGNONE 8.590 13,0 6.819 26,3 16.482 19,7
FRONTINO 8.246 -8,8 6.522 0,1 15.942 -6,6
CASTELDELCI 7.677 -3,6 6.296 3,7 14.591 -1,9

domenica 27 settembre 2009

Valle del Cesano, Stortoni: "Lo sviluppo necessita di logiche comunitarie. Ben venga una nuova unione dei Comuni"


In questi giorni “Il Sole 24 Ore" ha pubblicato un’indagine dalla quale emerge, tenendo conto di molteplici indici di benessere, che le Marche si distinguono per alta qualità della vita e diffusione della ricchezza. Si tiene conto non tanto del Pil, piuttosto del Bil, il benessere interno lordo. Una classifica dello stesso quotidiano relativa ai redditi medi nei Comuni, pone per la media-alta valle del Cesano, Mondavio come centro relativamente “più ricco” (reddito per contribuente 12.745), davanti a Monte Porzio, Pergola, Frontone, San Lorenzo in Campo.
Moris Stortoni, coordinatore del Pdl di Mondavio, parte da questi dati per ribadire un concetto forte: lo sviluppo necessita di logiche comunitarie
.
"I dubbi sulla capacità del Pil di decifrare e sintetizzare la performance di un Paese non sono nuovi. Tra i primi a lanciare il sasso è stato Robert Kennedy: “il Pil misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. E allora tutela dell'ambiente, centri urbani a misura d'uomo, artigianato e agricoltura di qualità contribuiscono a porre il nostro territorio nella classifica dei migliori. Ricordiamoci che il Bil individua la “formula” del benessere tenendo conto di otto elementi: condizioni di vita materiali, salute, istruzione, attività personali, partecipazione alla vita politica, rapporti sociali, ambiente, insicurezza economica e fisica. Sebbene Forlì-Cesena risulti prima tra le provincie, il quotidiano pone l'accento sull'alto numero di reati commessi in rapporto alla popolazione. Discorso analogo andrebbe fatto per il nostro territorio. Se tenessimo conto degli otto fattori ognuno di noi potrebbe ravvisare motivi di preoccupazione. Penso alle infrastrutture materiali e immateriali di cui la valle è semi-sprovvista; ai servizi socio-sanitari; all’ambiente più volte compromesso. Sebbene i redditi personali medi e familiari sono dignitosi, dovremmo intensificare gli sforzi per migliorare sensibilmente la qualità della vita. Abbiamo infinite possibilità, potremmo far maggiore leva su turismo, ambiente, piccola e media industria, servizi, istruzione”.
Cosa serve?
“Risulterebbe positivo concordare comuni strategie tra gli Enti. L'obiettivo deve essere quello di creare una struttura permanente tra Comuni capace di far dialogare le istituzioni e che coinvolga cittadini, aziende, associazioni. Nessun ente deve rinunciare alla propria autonomia amministrativa, si chiede di pensare e attuare politiche lungimiranti che sappiano guardare al futuro in maniera propositiva. Logiche diverse sono il segno di una visione asfittica della politica che non potranno che determinare un progressivo impoverimento degli indici relativi ai fattori che determinano il Bil. Ben venga una nuova unione dei Comuni capace di determinare un nuovo corso della valle. Che questa prospettiva sia occasione di confronto politico, sviluppo e benessere. Un valido antibiotico contro la crisi”.

lunedì 21 settembre 2009

Il Sole 24 Ore, le terre di Pesaro Urbino al 6° posto in Italia per qualità della vita


Matteo Ricci: "Un primato del benessere messo a dura prova dalla crisi economica"

Se è vero, come sostiene una nuova scuola di economisti, che il benessere non è solo prodotto interno lordo, allora la provincia di Pesaro Urbino è tra le più felici d'Italia. Le terre di Rossini e Raffaello si sono piazzate infatti al sesto posto nella classifica stilata dal Sole 24 Ore seguendo il cosiddetto "metodo Sarkozy". Una recente indagine della commissione guidata da Joseph Stiglitz, voluta dal presidente francese, rivoluziona indicatori e graduatorie legate allo sviluppo puntando sul "benessere pluridimensionale". Alla ricerca della felicità, non per capire chi macina più ricchezza ma chi ha una migliore qualità della vita. Gli elementi presi in esame sono otto: le condizioni materiali, la salute, l'istruzione, le attività personali, la partecipazione alla politica, i rapporti sociali, l'ambiente, l'insicurezza economica e fisica.


Nella graduatoria delle 103 province italiane, quella di Pesaro Urbino ha totalizzato 164,3 punti con 47 posizioni guadagnate rispetto alla più tradizionale classifica in base al Pil pro capite. Guidano la classifica Forlì Cesena (170,4 punti), Ravenna (169,5), Firenze (168,5), Siena (168,2) e Verona (166,3). Tutte province che gravitano nelle regioni del Centro Italia.


E non è finita. Il rapporto 2009 degli economisti "alternativi" dell'associazione "Sbilanciamoci", anticipato sabato da "Repubblica", seguendo i nuovi indicatori sociali ed ecologici, assegna alle Marche i primi posti per benessere, o meglio per Quars, "Qualità regionale dello sviluppo".


La felicità. Un tema caro al presidente della Provincia Matteo Ricci che due anni fa, quando era ancora alla guida del Partito democratico di Pesaro Urbino, aveva lanciato come punto di arrivo per una nuova politica dello sviluppo che allargasse gli orizzonti oltre il profitto puntando allo stare bene in senso ampio, alla tutela ambientale, alle energie rinnovabili, all'equilibrio tra individuo e contesto urbano.


"Se mi sento un precursore? Di certo dalle nostre parti il tema è già stato affrontato - sottolinea il presidente Matteo Ricci -. Il reddito non è tutto, la differenza la fa la qualità della vita. Sono soddisfatto ma al tempo stesso preoccupato dei risultati dell'indagine perché, nella fase che stiamo vivendo, l'ottimo dato di partenza rischia di essere messo a dura prova dalla crisi economica e dalla mancanza di lavoro. Si tratta quindi di capire come resistere e affrontare la difficile ripresa per mantenere lo standard di qualità. Ancora di più quindi un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, che punta sulla coesione sociale, sul lavoro e sulla green economy, è indispensabile per trovare la via di uscita dal tunnel e, con il tempo, fare diventare la nostra provincia la terra dello stare bene".


Ricci sottolinea infine come "le prime sei province in classifica gravitano nel Centro Italia", il cuore dello Stivale per il quale il presidente ha lanciato una campagna contro le "disattenzioni del Governo condizionato dalle pressioni di Lega Nord e partito del Sud".