Ricerca personalizzata
Visualizzazione post con etichetta Luigi Livi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luigi Livi. Mostra tutti i post

lunedì 10 maggio 2010

A San Lorenzo in Campo, "Smog on the road"


Settimana intensa per il gruppo “Fuoritempo” di San Michele al Fiume che ha organizzato una serie di incontri sul territorio per approfondire tematiche di strettissima attualità.

Si partirà mercoledì alle ore 21 a San Lorenzo in Campo, dove al teatro “M. Tiberini” si parlerà di pubblico trasporto e qualità della vita.

“Smog on the road” è il titolo dell’incontro al quale parteciperanno Guido Viale, giornalista e scrittore, e Renato Claudio Minardi, assessore alla Mobilità della Provincia di Pesaro e Urbino.

Introdurrà l’argomento, da sempre molto caro al gruppo “Fuoritempo”, Luigi Livi, utente del pubblico trasporto ed autore più di una volta di lettere aperte agli Enti pubblici sul tema.

L’appuntamento è organizzato con la collaborazione del Comune laurentino.

La serata sarà coordinata da Giulia Torbidoni, studentessa all’Istituto per la Formazione al Giornalismo.

venerdì 16 ottobre 2009

Valcesano, trasporto pubblico: tanti utenti abbandonano la corriera


“L’errante, l’errore l’eroe” così s’intitola la lettera aperta firmata da Luigi Livi di Mondavio, utente che da anni insieme al gruppo Fuoritempo si occupa delle problematiche legate al trasporto pubblico. Una lettera indirizzata alla nuova Amministrazione provinciale di Pesaro-Urbino e a tutto il consiglio, al consiglio regionale delle Marche, ai consigli comunali della vallata del Cesano e ai cittadini.
“Non senza imbarazzo invio ancora le mie 13 pagine sul pubblico trasporto. L’occasione è l’insediamento della nuova Amministrazione provinciale di Pesaro-Urbino. Il testo in questione, datato 25 marzo 2009, non ha avuto nessun cenno di riscontro da nessuna pubblica amministrazione, né provinciale né regionale né comunale. Tento di rilanciare le argomentazioni, in particolare al presidente Matteo Ricci e all’assessore Renato Claudio Minardi. Ringrazio di cuore tutti quei cittadini che, pur senza essere pubblici amministratori, hanno risposto dimostrando sensibilità verso un settore così importante e costoso della nostra vita sociale”. Livi ha deciso di rilanciare gli argomenti perché ancora purtroppo sono attuali. Uno dei “capitoli” più interessanti della lunga e dettagliata missiva riguarda la situazione che si è venuta a creare per gli utenti della vallata del Cesano nel giugno 2008 dopo l’entrata in vigore dei nuovi orari. Alcuni di loro, almeno 18, dopo molti anni di abbonamento hanno lasciato la corriera per raggiungere la costa. Questo uno dei motivi per Livi.
“Alcuni cittadini, pur auto-maniaci ma sollecitati da sani principi ecologico-sociali, hanno provato a diventare utenti del pubblico trasporto. Pochi giorni sono bastati, sulla linea Pergola-Pesaro, per rimanerne scandalizzati: percorrere un’andata di 62 chilometri in 2 ore e 15 minuti, alla media di trenta chilometri l’ora, bruciando così quattro ore e mezzo di ogni giornata, è veramente inaccettabile. Vista l’assurdità dei tempi e dei percorsi, questi potenziali utenti se ne sono scappati tornando all’auto propria, almeno fino a Marotta, per poi eventualmente salire in treno. Ma non potevano andare in corriera almeno fino a Marotta? No. E’ inutile arrivare “cadenzati” alla stazione di Marotta senza nessuna coincidenza con gli orari ferroviari. Un sindaco della nostra vallata ha affermato di non aver avuto proteste dai suoi cittadini e che, dunque, va tutto bene. Non gli è venuto il sospetto che se non ci sono proteste è possibile che non ci sia neppure utenza? Perché non prova a chiedere al bar del paese se vedono gente salire in corriera? O perché ogni tanto non compie la follia di salire lui stesso per vedere che aria tira?”

mercoledì 27 maggio 2009

Pergola legge Carmen, domenica La Carmen di Georges Bizet


Comune di Pergola, biblioteca comunale "B. E. Giuppi", Provincia di Pesaro e Urbino
presentano:

Una città un libro - Pergola legge Carmen di Prosper Mèrimèe

Domenica 31 maggio, ore 21 - Sala dell'Abbondanza

La Carmen di Georges Bizet
invito all'ascolto
con Elisabetta Lombardi
Conservatorio "G.B. Pergolesi" di Fermo
e Luigi Livi
Conservatorio "G. Rossini" di Pesaro

venerdì 10 aprile 2009

Pubblico trasporto, lettera aperta (Quarta puntata): l'errante, l'errore e l'eroe


Pubblichiamo a puntate la lunga ed interessante lettera aperta sul Pubblico trasporto scritta da Luigi Livi

L’ERRANTE, L’ERRORE E L’EROE

LETTERA APERTA a tutti i responsabili del PUBBLICO TRASPORTO:
pubblici amministratori, gestori e cittadini
(tutti potenziali e auspicabili utenti)

ROARRRRRR – CIUFF

Un altro bell’argomento convegnistico, come già accennato, è la bigliettazione comune fra corriere e treni: “il titolo unico di viaggio indifferenziato su ferro e su gomma”, così declama il nostro competente assessore provinciale, inserendo l’argomento fra le sperimentazioni già in atto. E’ una gran bella pensata poter scegliere corriera o treno, a seconda dell’orario più comodo, senza dover pagare due volte!
Insieme ad altri compagni di viaggio abbiamo indagato, sia presso le Ferrovie sia negli uffici Adriabus, per avvalerci di questa preziosa opportunità. Nessuno ne sa nulla. Forse gli impiegati non erano presenti ai convegni. Forse i convegnisti, presi dall’entusiasmo per l’iniziativa, si sono dimenticati di informarli. O forse era un semplice argomento “da convegno” e nessuno ha mai pensato veramente di realizzare tale innovativo progetto.
Illuminante è stata l’informazione ricevuta un bel giorno dello scorso febbraio da un simpatico e disponibile omino nell’ufficio di Fano-Pincio: “la convenzione fra Adriabus e Ferrovie non è più stata rinnovata da oltre un anno”.
Se la notizia è vera, la situazione assume toni grotteschi:
mentre gli amministratori, i consulenti, i sindacati e gli imprenditori “industriali” preparavano il convegno di giugno 2008, non hanno pensato che era scaduta la convenzione con le ferrovie?
nessuno ha informato l’assessore provinciale che la sua entusiastica declamazione di operazione sperimentale in atto in realtà non era per niente in atto perché scaduta e non rinnovata?
oppure tutti sapevano della scadenza e tutti l’hanno lasciata scadere così avrebbero potuto riproporre il progetto con nuovo entusiasmo (e nuove consulenze)?
cosa deve pensare uno stupido cittadino che prova a partecipare ai convegni e a leggerne gli atti?

IL SINDACATO, QUESTO SCONOSCIUTO

Si è già narrata l’attitudine di alcuni autisti alla funzione di controllori e moralizzatori di quel manipolo di furbi che vorrebbero viaggiare pagando poco o nulla. Mi sembra un’aspirazione nobile e anche un po’ eroica, visto che non rientra pienamente nelle loro mansioni. Mi chiedo: perché non potrebbero addirittura tornare a fare loro stessi i biglietti? NO, si disse qualche anno fa, l’autista non può occuparsi dei biglietti perché impegnato nel delicato ruolo di condurre il mezzo; deve potersi concentrare sulla guida e offrire così la massima sicurezza ai passeggeri. Bene. E’ stata una buona conquista sindacale e un bel passo avanti verso la civiltà, sia del passeggero che del lavoratore-autista. Perché allora non estendere tale conquista anche all’esonero dal controllo dei biglietti?

Sarei curioso di sapere cosa pensa oggi il sindacato dell’autista che – guidando – si
sente in dovere di compiere le seguenti azioni:

colpire a pugni la macchinetta dei biglietti quando fa capricci
controllare i biglietti appena usciti dalla macchinetta
litigare a voce alta e a gesti, attraverso lo specchio retrovisore o anche direttamente, contestando la cifra pagata perché non corrispondente alla tariffa
richiamare all’ordine quanti – per furbizia, perché abbonati o perché possessori di biglietto già fatto sulla precedente corriera – scivolano silenziosi verso i sedili senza “disturbare il guidatore”
spendere molte energie per dimostrare scientificamente – a coloro che insistono a pensare, alla luce dei fatti, che l’autista si occupa anche dei biglietti – che invece NO: non spetta all’autista fare biglietti né spicciare soldi né dare informazioni sui prezzi.

Un viaggiatore (non abbronzato) ha confessato che da anni opera l’auto-riduzione del prezzo del biglietto; ritiene che sia troppo caro e ha deciso di pagare un po’ meno. Nessuno ha mai controllato se la cifra da lui pagata corrisponde al tragitto percorso. E’ evidente che la sta passando liscia perché è insospettabile; è evidente che è insospettabile perché non è abbronzato. “Razzismo” è un termine obsoleto: cosa ne pensa il sindacato?

FIAT VOLUNTAS TUA

Mi viene da pensare che questa lettera è inutile perché il mondo, “buonista” o “cattivista”, guarda comunque altrove.
Nei convegni e nelle chiacchiere assembleari dichiariamo tutti di desiderare la riduzione del traffico privato per limitare l’inquinamento e migliorare la qualità della vita. Al tempo stesso aspiriamo tutti alle automobili più belle, più comode e più veloci; addirittura, con le varie rottamazioni, ci regalano soldi per cambiarla: è come lottare contro l’alcoolismo regalando una cassa di vini a ogni famiglia!
Mi chiedo se tale paradossale situazione non sia motivo sufficiente perché gli assessori ai trasporti di tutta Italia si dimettano. Tutti, in massa, a scopo dimostrativo.
E nell’andarsene, non potrebbero anche suggerire – in alternativa alla rottamazione di auto in buono stato – la rottamazione delle industrie automobilistiche una volta per tutte? La collettività dovrà poi, giustamente, farsi carico dei milioni di lavoratori che ne resterebbero a spasso; ma, dal momento che li dobbiamo pagare comunque, non potremmo pagarli per piantare alberi? Forse ci costerebbero anche un po’ meno. Ecco un bel progetto occupazionale: piantare alberi, mettere in ordine prati, coltivare orti e campi. Naturalmente con trattori FIAT e magari allargando la produzione a vanghe e zappe FIAT, aratri FIAT, sementi FIAT per produrre grano e orzo FIAT, mangimi FIAT per produrre letame FIAT, con cui fertilizzare prati, orti e campi e chiudere così il ciclo.
Oppure si potrebbe suggerire alla FIAT di incrementare la produzione di corriere (chissà perché nessuno le vuole?) e treni. Invece NO. Bisogna costruire (e vendere, dunque usare) automobili per forza. Meglio ancora se si costruiscono in Polonia, così gli agnelli e ovini vari nostrani avranno modo di guadagnare di più. Salvo poi accorgersi che, producendo dove costa poco, si è tolto a noi il lavoro e, di conseguenza, la possibilità di acquistare. Tutte queste scaltre operazioni manageriali hanno prodotto il casino che ancora neanche immaginiamo ma ogni agnello, fiat o non fiat, è ancora saldamente al suo posto a cercare una soluzione ai problemi creati con gli stessi procedimenti che hanno portato a crearli.
“I cittadini italiani stiano tranquilli”, esclamano alcuni silvi nei salotti televisivi, “si continui a comprare e a far debiti allegramente”. Acquistare, anche a debito, è un buon modo per pagare meno tasse: ad esempio – tornando ai trasporti – per un libero professionista, acquistare una grossa auto è un buon modo per ridursi le tasse, e lo può fare anche avvalendosi dei contributi per la rottamazione. Risibile è invece la possibilità di scaricare nella dichiarazione dei redditi gli abbonamenti di treni e corriere. Ma in che società viviamo? Che cazzate ecologiche andiamo raccontando nei convegni? Politici che viaggiano in grandi automobili e costosi studi di consulenza monopolizzano e addormentano il dibattito mentre tutto il mondo si sbudella per sostenere il mercato dell’auto; tutti immersi nel CO2, PM10 e chissà quante altre porcherie che fanno diventare tumorali le nostre cellule sempre più incazzate.
Continuiamo pure a comprare automobili! Faremo così circolare denaro e risolleveremo le sorti della nostra economia: le nostre corriere resteranno vuote e i nostri polmoni sempre più pieni di veleni di ogni genere; pubblici amministratori e Adriabus si accontenteranno dei 20 milioni l’anno e dei miseri 25 mila passeggeri, che già creano abbastanza disturbo (soprattutto quelli che scrivono lettere); l’aumento dei tumori e degli incidenti stradali darà lavoro a medici, infermieri, farmacisti e meccanici. Si alzerà il PIL e tutti vivremo (e moriremo) felici.

DOLCE MALINCONIA

Sono mesi che al blog www.fuoritempo.info non giungono segnalazioni sul pubblico trasporto. Potrebbe trattarsi di rassegnazione: l’utente in difficoltà accetta il suo destino, soffre in silenzio e medita il ritorno alla sua auto privata. Potrebbe trattarsi di indifferenza: l’utente in difficoltà, dopo i nuovi orari del 15 giugno 2008, è già tornato alla sua auto privata. Potrebbe anche trattarsi di soddisfazione: il pensionato che, senza fretta, da Pergola deve andare a far visita alla vecchia zia a Sterpettine ha finalmente trovato l’occasione della sua vita: una corriera cadenzata che gli permette di andare e tornare a qualunque ora. In corriera si sentirà a casa sua; anzi, la corriera sarà proprio tutta sua, perché la troverà sicuramente vuota.
Ecco perché è inutile questa lettera, come sono state inutili le precedenti, come saranno inutili le prossime. Inutile perché la politica del comando in realtà non comanda ma è comandata: è comandata dalla maggioranza e dalla minoranza, con reciproci scambi di attenzioni; è comandata dai posti di lavoro, gestiti e spesi come moneta sonante; è comandata dai luoghi comuni, dalla pigrizia, dalla faciloneria, dall’arroganza e da un sindacalismo di cui sarei curioso di sapere che cosa ne penserebbe il povero Di Vittorio, se potesse vedere.
E’ questa la mesta conclusione di questo lungo scritto che, come tutti gli altri, rimarrà senza una vera risposta. Ma sopravviverò e, come ogni italiano, mi adatterò a ogni silvio, senza discutere. Quanti silvi dovremo ancora trovare sulla nostra strada e in fondo al nostro animo?

NOI, LA GENTE

Ognuno di noi si trova al centro dell’universo perché, ovviamente, vede l’universo intorno a sé. E’ dunque normale che veda tutti gli altri esseri umani – la gente – come un’entità alternativa a se stesso. Ognuno di noi ha quindi la consuetudine di attribuire alla gente, cioè a tutti gli altri, la responsabilità delle azioni che inficiano il vivere comune: “la gente è matta”, “la gente non capisce”, “la gente va inutilmente in giro con la macchina”, “la gente non sa parcheggiare”, “ma dove andrà tutta questa gente”, “la gente non vuol viaggiare in corriera”, “la gente non vuol pagare il biglietto”, “la gente non salirebbe in corriera neanche se fosse gratis”, “la gente è stufa”.... e via narrando.
Ora, se speriamo di poterci togliere dagli impicci scaricando sulla “gente” la grave situazione del pubblico trasporto, ci sbagliamo di grosso: la “gente” che prende le decisioni, con i soldi di tutti, ha in testa pesanti macigni di responsabilità e non sembra sentirne il peso e il dolore; spesso è invece seccata dalla “gente” che vorrebbe controllare le ragioni collettive delle decisioni prese. C’è poi “gente” che vorrebbe il pubblico trasporto per la “gente” ma ben si guarda dal farne uso. C’è addirittura “gente” che vorrebbe il pubblico trasporto a proprio uso e consumo, nei luoghi e orari a sé più funzionali; e qualcuno ha anche inventato appositamente i servizi a chiamata, ulteriori dispendi di energie a scapito della possibilità di creare linee con cui cercare vera e importante utenza.
Molto potremmo fare tutti noi, 380 mila cittadini della Provincia di Pesaro-Urbino, per realizzare il sogno del pubblico trasporto; nel nostro interesse! Per questo vorrei dare l’arrivederci a tutti i gentili e coraggiosi lettori di questa lunga lettera. E’ un arrivederci in corriera, almeno per una volta. Forse non potremo vederci sulla stessa corriera ma comunque potremo unire i nostri pensieri: ogni volta che saliremo (anche fosse una sola volta) proviamo a pensare a chi ha scelto di salire sempre; pensiamo anche che nessuno di noi è esonerato dal farlo, nell’interesse proprio e di tutta la comunità. Pensiamo infine a tutte le acide polemiche contenute in questo scritto e che, salendo in corriera almeno una volta, forse potranno sembrare polemiche un po’ meno acide e un po’ più realistiche.
In particolare vorrei dare l’arrivederci in corriera a un po’ di persone che ho conosciuto nei convegni sul pubblico trasporto e/o attraverso lo scambio di carteggi vari: si tratta di pubblici amministratori, funzionari, imprenditori, esperti consulenti e autorevoli sindacalisti.
Vorrei dare l’arrivederci in corriera anche a persone comuni che qualche volta hanno pensato che il pubblico trasporto sia cosa per poveracci; sono sicuro che smetteranno di pensarlo, anche se i fatti sembrerebbero dar loro ragione.


Grazie a tutti per l’attenzione.

lunedì 6 aprile 2009

Pubblico trasporto, lettera aperta (Terza puntata): l'errante, l'errore e l'eroe


Pubblichiamo a puntate la lunga ed interessante lettera aperta sul Pubblico trasporto scritta da Luigi Livi

L’ERRANTE, L’ERRORE E L’EROE

LETTERA APERTA a tutti i responsabili del PUBBLICO TRASPORTO:
pubblici amministratori, gestori e cittadini
(tutti potenziali e auspicabili utenti)


PIFFERAIO MAGICO

La maggior parte dei cittadini non ha tempo per cercare di capire. Si adegua, si adatta, si abitua:

- si adegua alle scelte dei più, per esempio usando la propria auto;
- si adatta ai disagi dei parcheggi e pretende che gli amministratori ne costruiscano di nuovi (e infatti gli amministratori ne costruiscono continuamente);
- si abitua ai costi, perché è ormai rassegnato alle legnate sulla schiena.

Ecco dunque il terreno ideale per i vari “pifferai” del pubblico trasporto: politici, imprenditori, consulenti, impiegati e – perché no – anche qualche cittadino che scrive lettere.
Difendersi da questi ultimi è facile: basta ignorarli.
Nello scorso ottobre l’assessore provinciale ai trasporti ha risposto a meno della metà delle questioni postegli da un cittadino (italiano, non abbronzato, elettore, occupato e in regola con le tasse): le altre questioni passeranno alla prossima amministrazione?
Alle stesse questioni non ha per nulla risposto Adriabus. Forse le domande erano troppo difficili?
Ancor meno ha risposto Autolinee Vitali che, nonostante l’esistenza della società unica Adriabus, sembra continuare a essere il gestore delle corriere della valle del Cesano e non solo. Forse pensa che la cosa riguardi Adriabus, che a sua volta pensa che riguardi la Provincia, che a sua volta non ha problemi a liberarsi – ignorandolo – di un cittadino che rompe.
Come ha curiosamente osservato un tizio, chi critica l’organizzazione del pubblico trasporto è come il “pifferaio magico”. Come è noto, il personaggio della fiaba liberò la città dai topi; chissà chi sono i topi secondo il tizio? Quelli che gestiscono le corriere o quelli che vorrebbero viaggiarci sopra ma non ci riescono? Forse servirebbe veramente un “pifferaio” per ripulire il pubblico trasporto da quanti sembrano aver dimenticato lo squisito valore sociale di un pubblico servizio.

CADENZAMENTO O CADUTA ?

In tutta la nostra Provincia il “cadenzamento”, al costo della soppressione di linee dirette extra-urbane, è un errore. Non è un errore secondo me o secondo coloro che ne hanno avuto danni. E’ un errore oggettivo: se anche dovesse far comodo a qualche viaggiatore occasionale, sicuramente scoraggia il viaggiatore abituale che, oggettivamente, non può tollerare l’assurda dilatazione dei tempi di percorrenza che l’accanimento “cadenzatorio” ha provocato.
Commossi, ci eccitiamo per il trenone rosso che corre così tanto da impiegare 3 ore e trenta minuti da Roma a Milano; completamente indifferenti rimaniamo invece alle 2 ore e quindici minuti da Pesaro a Pergola. Il “trenone” costa un sacco di soldi, ha fatto un sacco di danni ecologici e ha tolto risorse ai treni veri e frequentati. Altrettanto è accaduto con i “cadenzamenti” di casa nostra che, insieme ai costosi totem (non aggiornati) e ai costosissimi tabelloni luminosi (non funzionanti), hanno tolto risorse alla ragionevole necessità di linee dirette extra-urbane e anche alla semplice efficienza degli orari affissi ai pali delle fermate (in gran parte illeggibili).
“Trenone altamente veloce” e “corriere cadenzate” sono un bel capolavoro di ipocrisia scientifica: gli addetti possono vantare un esplosivo miglioramento del servizio sugli standard europei ... bla ... bla e un aumento di utenza (chissà, forse qualche studente in più); intanto molti viaggiatori soffrono e devono tacere (e tornano alla propria auto).
E’ difficile dirigere il trasporto pubblico, soprattutto senza farne uso; come è difficile capire la fame a stomaco pieno o la sanità senza mai essere entrati in un ospedale. Qualcuno ricorderà quando si pensava che la terra dovesse appartenere a chi la lavorava o quando si auspicava la dittatura del proletariato gridando “potere a chi lavora!”. Sinistra, centro o destra, chi decide il destino del pubblico trasporto viaggia in automobile, spesso non sua e a volte con l’autista: queste persone potranno mai capire il senso di questa lettera?

VEDIAMO SE E’ CHIARO

Eppure sembrerebbe facile: se si desidera stuzzicare l’appetito ai potenziali utenti del pubblico trasporto – come si dice nei convegni – è evidente che occorre offrire corse dirette. E non potendo aggiungere altri chilometri, non resta che togliere alcune corse inutilmente “cadenzate” negli orari improbabili della giornata per poi ricostruire segmenti diretti la mattina, il primo pomeriggio e la sera; cioè negli orari in cui, mediamente, si ha bisogno di viaggiare. Posso anche pensare che i competenti assessori e funzionari – non viaggiando in corriera e non conoscendo il territorio nei dettagli – non abbiano chiara la situazione; ma non posso credere che i soci di Adriabus – che si occupano di pubblico trasporto da generazioni – o addirittura gli autisti, non si rendano conto degli errori di questi nuovi orari.
Se l’errore è oggettivo, per quale motivo l’errante persevera?
Il paradosso è che, pur perseverando nell’ERRORE, l’ERRANTE vuol sentirsi addirittura un EROE: “La nostra provincia può vantare fra le migliori organizzazioni del trasporto pubblico in Italia”, ha declamato in modo tristemente melodrammatico un nostro assessore. Ho avuto modo più volte di sperimentare il pubblico trasporto extra-urbano delle province di Bergamo, Bologna, La Spezia, Milano, Terni, Trento, Udine: pochi cadenzamenti e molto buon senso; bigliettazione efficiente e controlli efficaci; africani disciplinati anche senza autisti che li rincorrono con asce e bastoni. Chissà: saranno africani diversi dai nostri o diversi saranno i gestori e gli amministratori?
Il CADENZAMENTO è un lusso che non ci possiamo permettere. Nei convegni tutti piangono miseria: gli amministratori locali verso lo Stato, i sindacati verso gli imprenditori, gli imprenditori verso tutti. C’è un giovane imprenditore che ho sentito ripetutamente parlare della necessità di un pubblico trasporto più “industriale”. E’ veramente curioso questo aggettivo in un simile contesto: mentre si cerca, o si dovrebbe cercare, un modo per raggiungere quante più persone possibile e farle disamorare all’auto offrendo loro un trasporto ragionevole e a loro misura, cioè studiando in maniera “artigianale” e affettuosa di tirar fuori i cittadini dallo scetticismo (quando non disprezzo) verso le corriere, cosa chiede il privato imprenditore? Più denari per un servizio più “industriale”. Il CADENZAMENTO è “industriale”: si viaggia fitto-fitto, anche quando non serve, così si fanno un sacco di chilometri e si incassano dei bei soldi; chissenefrega se il cittadino non vuol salire (o non può).
Da uno studio della Banca d’Italia risulta che negli ultimi 15 anni il trasporto pubblico italiano ha perso utenti. Pare che in Europa “vantiamo” due primati: il più basso numero di utenti e il più alto costo di biglietti e abbonamenti. Noi, residenti nella provincia di Pesaro-Urbino, stiamo dando man forte alle statistiche.

IL BIGLIETTO, UN LUSSO PER POCHI

Chi viaggia in corriera nonostante tutto, per principio o per necessità, si trova di fronte a una ulteriore e curiosa difficoltà: pagare il biglietto. Non c’è giorno in cui non si trovi qualche corriera con la famigerata macchinetta indisposta: spesso rifiuta monete sotto lo sguardo inquieto degli onesti utenti in fila pazienti fin fuori della porta, causando la perdita di preziosi minuti e stimolando le fantasie automobilistiche. L’autista tenta eroicamente di convincere la “slot machine” con pugni e calci; qualcuno ride, molti si incazzano. Chissà come funziona la bigliettazione in Senegal o in Marocco?
“I biglietti si comprano a terra”, sentenzia qualcuno ignaro della reale difficoltà all’acquisto, visti i rarissimi punti vendita. Il problema è ben conosciuto da Adriabus ma forse non da assessori e funzionari; o forse sì ma comunque non sembrano preoccuparsene.
Da parte mia, sfido il destino: mi sincronizzo con una delle tre rivendite della tratta Pesaro-Pergola e acquisto biglietti all’ingrosso. Ho scoperto a mie spese che dieci, venti o anche cento biglietti di fascia L, al prezzo di euro 4.20 cadauno, non danno diritto ad alcuno sconto. Sono invece scontati i biglietti urbani da 1 (uno) euro. Incredulo, continuo a chiedere spiegazioni ogni volta, approfittando del cambio del personale d’ufficio. La risposta è coerente nella sua perversione: dieci biglietti da 1 euro (totale 10 euro) danno diritto a sconto; dieci biglietti per un totale di 42 euro NO. Quel NO dell’obbediente impiegato di turno equivale alla seguente affermazione: “se ti muovi in città col bus, ti diamo una mano; se invece vuoi fare ogni giorno 125 chilometri con noi, cerchiamo di scoraggiarti in tutti i modi. Chissà che non te la smetti di rompere e capisci che ti conviene viaggiare con la tua macchina!”. Chissà come funzionano gli sconti (cioè le promozioni) del pubblico trasporto senegalese o marocchino?
Sconto o non sconto, acquisto i miei biglietti e mi ostino a viaggiare in corriera: esibisco il mio titolo di viaggio a Pesaro, sulla linea Pesaro-Fano, e faccio il discorsino all’autista: “Guardi che devo proseguire fino a Pergola; come faccio a dimostrare all’altro autista che il mio biglietto è regolare se lei ora me lo strappa?”. La domanda è complessa e l’autista deve badare alla guida. Probabilmente un giorno è intervenuta l’autorità: infatti gli autisti hanno cominciato a strappare il biglietto ma soltanto per un piccolo lembo, lasciando un altro lembo all’altro collega nella corriera successiva. Così facendo il codice di controllo non sempre è leggile, né in un lembo né nell’altro, e l’utente rischia la multa. Spero che un giorno un controllore possa multarmi, così potrò finalmente andare in tribunale e confrontarmi direttamente con il consulente che ha concepito un tale sistema di bigliettazione. Che si tratti di un senegalese immigrato?

UN BIGLIETTO DA FAVOLA

Ora, per pura attività ludica, voglio provare a ipotizzare tre soluzioni di bigliettazione:

1) l’utente sale, dice all’autista dove intende andare, l’autista rivela la cifra giusta, l’utente paga l’autista (la fila scorre, l’autista non ha bisogno di imprecare e/o minacciare, l’utente non ha dubbi sui prezzi e non deve lottare contro la macchinetta)
2) i biglietti vengono venduti a terra, almeno in ogni centro abitato, e obliterati in corriera con quel piccolo arnese già in dotazione nel servizio urbano (la fila scorre, l’autista guida, nessuno deve lottare e/o minacciare)
3) si prendono di mira quei 25 mila cittadini che già viaggiano in corriera, studenti compresi; si offrono loro due piccole tesserine colorate in cambio di 200 euro l’anno (per coprire quei 5 milioni mancanti alla spesa totale del pubblico trasporto provinciale); questi magnifici 25 mila che già viaggiano saranno felici perché viaggeranno tutto l’anno spendendo una sciocchezza; in più potranno regalare o rivendere ad altri 25 mila la tesserina che hanno in più (un familiare, un amico, un nemico, un vicino di casa....); questi altri 25 mila “reclutati” dai primi, pur sganciando a loro volta 100 euro, proveranno a viaggiare scoprendo ben presto anche loro di spendere una sciocchezza. L’anno dopo è possibile che altri vogliano entrare fra i fortunati presi di mira, facendo così scendere in proporzione la cifra individuale sborsata
4) infine, tornando a fantasticare (ma non troppo), noi tutti 380 mila cittadini della Provincia di Pesaro-Urbino potremmo versare ogni anno quei 13 euro ciascuno alla Provincia, anche neonati, anziani e automobilisti irriducibili. Potremmo tutti viaggiare in corriera gratis, almeno qualche volta, senza dover prendere a calci né macchinette capricciose né abbronzati che fanno i furbi. Tutti potremmo salire, salutarci e sorridere.
Come convincere le persone a sganciare 13 euro (pizza e birra piccola) e viaggiare? Informandole e offrendo loro un trasporto ragionevole. Che cosa si intende per ragionevole? Amministratori e managers provino a viaggiare e capiranno.

mercoledì 1 aprile 2009

Pubblico trasporto, lettera aperta (Seconda puntata): l'errante, l'errore e l'eroe


Pubblichiamo a puntate la lunga ed interessante lettera aperta sul Pubblico trasporto scritta da Luigi Livi

L’ERRANTE, L’ERRORE E L’EROE

LETTERA APERTA a tutti i responsabili del PUBBLICO TRASPORTO:
pubblici amministratori, gestori e cittadini
(tutti potenziali e auspicabili utenti)


VALCESANO E DINTORNI

Ecco, quale parziale esempio, una lista di utenti della vallata del Cesano che, dopo molti anni di abbonamento, hanno lasciato la corriera nel giugno 2008, in seguito all’entrata in vigore dei nuovi orari:

- fermata PERGOLA 2 liberi professionisti, 2 insegnanti
- fermata S.LORENZO 1 impiegato, 2 operai
- fermata CASTELFRATTE 2 impiegati
- fermata S.MICHELE 2 insegnanti, 2 impiegati, 1 artigiano
- fermata MONTEPORZIO 1 impiegato, 3 operai



( N.B.: i dati sono stati raccolti per conoscenza diretta. Attraverso un’indagine scientifica, si potrebbe forse scoprire una realtà ben più grave. )

Cerchiamo di capire le ragioni di tali preoccupanti abbandoni.
“Le scritte sulle corriere dovranno sparire!”, esclama minaccioso il competente assessore provinciale, “l’azienda trasporti è unica e si chiama Adriabus”. Scritte o non scritte, noi si parte da Pesaro alla volta di Pergola e si è costretti a cambiare corriera a Fano (dalla scritta “Ami”, in barba all’assessore, si passa alla scritta “Vitali” per il consueto tributo alle vecchie e nostalgiche concessioni, quelle che nei convegni si dichiarano superate dalla eroica costituzione della società Adriabus). Perché cambiare corriera a Fano? Perché non prevedere allora un’unica linea sul litorale Pesaro-Marotta, visto che unica è l’azienda? Sarà eventualmente da Marotta che si cambierà corriera per Sterpettine, per S.Sebastiano, per Mondolfo.... e magari anche per Pergola; realizzando così la tanto cara struttura a “pettine” (quella dei convegni),. NO. Perchè da Pesaro a Fano sono chilometri di un vettore e da Fano a Pergola di un altro.
L’attesa al Pincio è assai disagevole, soprattutto la sera: alle ore 19.50 arriva a Fano la “amiana” Pesaro-Fano. Dieci sarebbero i minuti di attesa per la “vitaliana” Fano-Marotta-Pergola ma spesso diventano venti; finalmente arriva, si sale e spesso si perdono altri minuti per la sciocca macchinetta dei biglietti che non collabora. Altri istanti preziosi e lunghi (soprattutto per chi è in giro dal mattino) vengono spesi lungo il tragitto nel tentativo di moralizzare quei viaggiatori, extra-comunitari e non, raramente in regola. Esilarante, pur tragica nella sua gravità, fu una sera la reazione di un autista che, estratto un bastone gelosamente custodito sotto il sedile, inseguì un “clandestino” lungo il marciapiede di v.le Piceno (Fano-stazione). Nessuno rise. Chissà che un giorno a qualche parlamentare non venga in mente di dare facoltà agli autisti di arrestare i viaggiatori senza permesso di soggiorno!
Oltre a Fano, un altro curioso punto di snodo è Ponte Cesano, le “colonne d’Ercole” della nostra provincia oltre le quali si apre il magico mondo della provincia di Ancona. Vengono infatti da Ancona le luminose “Bucci-Senigallia” che pazientemente (non sempre) attendono le nostre allegre “Vitali” per affettuosi scambi di passeggeri. Né luminoso né allegro è invece il luogo di incontro: tetro, oscuro, desolato e inquietante è lo spiazzo in cui viene offerto quello che nei convegni viene definito un servizio “efficiente e accattivante”; molto simile agli spiazzi in cui vengono offerte altri tipi di “corriere”, quelle del più antico mestiere del mondo. Ma benedetti amministratori, presidenti e direttori generali! E’ così difficile immaginare un nodo di scambio tre chilometri più a nord, dove è situata la stazione ferroviaria di Marotta che permetterebbe di dire ai convegni che abbiamo realizzato l’intermodalità ferro-gomma? Dalla Provincia (e-mail 1 novembre 2008) si apprende che “informazioni riservate” inducono a mantenere tale squallida e assurda situazione. Verrebbe da dire: se “riservati” sono i motivi, tenetevi “riservate” anche le corriere insieme ai denari che da noi ricevete; noi continueremo a viaggiare con le nostre automobili!
Non lo diciamo e torniamo invece alla tratta Ponte Cesano-Marotta-Fano, fra le più frequentate della nostra provincia: essa svolge un servizio urbano e “cadenzato” già da tempi immemorabili, come il buon senso aveva già suggerito ai pionieri del pubblico trasporto. Ora, agganciarci anche un cadenzamento orario Pergola-Ponte Cesano è inutile, superfluo e dannoso:

- è inutile per ovvia mancanza di utenza – anche potenziale – negli orari intermedi;
- è superfluo, come è superfluo qualunque costoso servizio che non parta da una reale e ragionevole necessità;
- è dannoso perché toglie preziose risorse (cioè chilometri) alla costituzione di linee dirette extra-urbane.

A volte, fra compagni di viaggio, si prova a indagare sulle ragioni che hanno portato all’invenzione del “cadenzamento”:

- gli autisti si ritrovano un bell’orario compatto, senza le lunghe attese che l’extra-urbano comporta. Si ritrovano cioè una condizione simile ai loro colleghi “Ami”: la tanto desiderata “mezza-giornata” dei dipendenti pubblici!
- l’imprenditore, di conseguenza, avrà meno problemi sindacali e non verrà disturbato;
- i pubblici amministratori potranno dichiarare con fierezza che, grazie a loro, il servizio è diventato capillare, efficiente, moderno, “cadenzato” e migliore di altre province;
- qualche cittadino (che non viaggia in corriera ma parla a voce alta) potrà facilmente tener bordone al pubblico amministratore di turno, dicendo che ora il servizio è perfetto: chi lo nega è in malafede, è incontentabile e disturba i manovratori.

UNO STUPIDO CITTADINO

Ora qualcuno potrà pensare: organizzare linee è questione interna all’azienda; di che cosa si impiccia questo stupido cittadino? Questo stupido cittadino ha notato che fino al 13 giugno 2008 la Marotta-Fano aveva corriere “Vitali” il mattino e corriere “Ami” il pomeriggio; dal 14 giugno compare la scritta “Vitali” da mane a sera. Visto il notevole flusso di utenza su questa linea, è peregrino pensare che tale esclusivo affidamento sia un premio per l’offerta del “cadenzamento” nella vallata? In altre parole, si vuole semplicemente osservare che 14 corse al giorno Pergola-Marotta-Fano consumano un sacco di chilometri a scapito di possibili, necessarie e opportune linee dirette Pergola-Pesaro.
Le linee dirette extra-urbane esistono da tempi immemorabili in tutto il mondo: in Kenya, in Turchia, nel Wisconsin, in Siberia, nelle valli del Danubio e del Po. E’ un errore averle tolte nella nostra provincia; un errore che non può non causare perdite di utenza con conseguente aumento di automobili. Nella vallata del Cesano se ne sbandiera un’eroica conservazione alle 6.30 da Pergola e alle 14.30 da Pesaro: si è osservato che queste corse sono assai comode per i dipendenti della Provincia (10 persone circa) ma insufficienti per tutti gli altri. Nessuno ha risposto.

UN DISGRAZIATO CITTADINO

Alcuni cittadini, pur auto-maniaci ma sollecitati da sani principi ecologico-sociali, hanno provato a diventare utenti del pubblico trasporto. Pochi giorni sono bastati, sulla linea Pergola-Pesaro, per rimanerne scandalizzati: percorrere un’andata di 62 chilometri in 2 ore e 15 minuti (alla media di trenta chilometri l’ora) – bruciando così quattro ore e mezzo di ogni giornata (e le giornate sono fitte!) – è veramente inaccettabile. Vista l’assurdità dei tempi e dei percorsi, questi potenziali utenti se ne sono scappati tornando all’auto propria, almeno fino a Marotta, per poi eventualmente salire in treno. Ma non potevano andare in corriera almeno fino a Marotta? NO. E’ inutile arrivare “cadenzati” alla stazione di Marotta senza nessuna coincidenza con gli orari ferroviari.
Ed eccoci giunti alla tanto sbandierata intermodalità ferro-gomma. Si nota che, purtroppo, gli orgasmi del treno non sono sincronizzati con quelli della corriera: l’una è cadenzata a prescindere, l’altro non riesce a starle dietro a causa dell’ottusità dei dirigenti delle ferrovie che, con i loro sciagurati orari pensati per l’intero litorale adriatico, si ostinano a non tener conto delle esigenze dei cittadini di Sterpettine e di tutta la valle del Cesano! Questi cittadini infatti giungono “cadenzati” in una stazione spesso deserta perché il treno è già passato o passerà fra centinaia di minuti.
Nessun assessore o consigliere arriverebbe inutilmente “cadenzato” in stazione o viaggerebbe in corriera alle condizioni sopra descritte; e neanche nessun presidente né direttore generale lo farebbe. Perché dovrebbe farlo un disgraziato di cittadino? In realtà, il cittadino disgraziato non è: possiede un’auto, ne fa uso e non salirebbe in corriera neanche gratis.
Un sindaco della nostra vallata ha affermato di non aver avuto proteste dai suoi cittadini e che, dunque, va tutto bene. Non gli è venuto il sospetto che se non ci sono proteste è possibile che non ci sia neppure utenza? Perché non prova a chiedere al bar del paese se vedono gente salire in corriera? O perché ogni tanto non compie la follia di salire lui stesso per vedere che aria tira?

lunedì 30 marzo 2009

Pubblico trasporto, lettera aperta (Prima puntata): l'errante, l'errore e l'eroe


Pubblichiamo a puntate la lunga ed interessante lettera aperta sul Pubblico trasporto scritta da Luigi Livi

L’ERRANTE, L’ERRORE E L’EROE

LETTERA APERTA a tutti i responsabili del PUBBLICO TRASPORTO:
pubblici amministratori, gestori e cittadini
(tutti potenziali e auspicabili utenti)

Cari concittadini,

sono sicuro che, come me, siete infastiditi dalle automobili:

- quando cercate un posto per parcheggiare la vostra
- quando scoprite di pagar tasse per farle costruire
- quando siete in casa e il rumore vi impedisce di conversare
- quando non riuscite ad attraversare la strada
- quando vi dicono che CO2 e PM10 hanno superato la soglia della pericolosità
- quando qualche amico o parente scopre di avere un tumore
- quando non riuscite a fare il pieno perché non vi bastano i soldi
- quando vedete che senza automobile non si può lavorare né essere disoccupati
- quando vedete che senza automobile non è possibile neanche star male
- quando vedete che senza automobile non si vive
- quando scoprite che nel 2007, sulle strade italiane, sono morte 5.131 persone per incidenti stradali (14 al giorno) e ne sono rimaste ferite 325.850 (920 al giorno)
- quando scoprite che il costo sociale di tutti questi incidenti ammonta a 4 miliardi di euro, il 2,4% del PIL

PER FORTUNA ESISTE IL PUBBLICO TRASPORTO

Ecco i dati che il competente assessore provinciale ha comunicato durante un importante convegno regionale svoltosi a Pesaro nel giugno 2008: 15 milioni di euro è il gruzzolo di denaro pubblico versato ogni anno nelle casse di Adriabus, azienda unica di pubblico trasporto provinciale, che ogni giorno sguinzaglia 380 corriere su cui salgono 25 mila passeggeri (di cui 18 mila studenti). Tutti noi contribuiamo dunque a finanziare il pubblico trasporto: i nostri 15 milioni coprono il 70% della spesa reale; il restante 30% (5 milioni di euro circa) viene coperto da biglietti e abbonamenti dei 25 mila viaggiatori.
Altri denari pubblici – provinciali, regionali e statali – entrano in Adriabus ma nessuno ha mai chiarito con esattezza quanti: qualcuno parla del 70% della spesa di acquisto corriere ma senza precisare cifre che comunque, anche senza essere ingegneri del trasporto, si possono facilmente immaginare enormi. Si parla anche di spese per pali di fermata, qualche pensilina, futuristici tabelloni luminosi, fantasiosi totem e promozioni varie: spese anch’esse non quantificate nel convegno di cui sopra ma certamente non irrisorie.

PROVIAMO A FANTASTICARE

Se i dati sopra esposti sono esatti, la spesa totale di gestione del pubblico trasporto è di circa 20 milioni di euro l’anno, di cui 15 milioni di euro direttamente a carico dei contribuenti. Se i restanti 5 milioni, derivanti da biglietti e abbonamenti, fossero divisi fra i 380 mila cittadini della nostra Provincia, ce la caveremmo con appena 13 euro a cranio l’anno. Sborsata tale cifra, ogni cittadino avrebbe il diritto di viaggiare gratis tutte le volte che vuole su tutte le corse che vuole, e si potrebbe anche sperare che qualche automobilista si convinca a lasciare a casa il suo cavallo d’acciaio.
Attenzione! Da sondaggi appositamente commissionati, pare che un’altissima percentuale di cittadini non salirebbe in corriera neanche gratis. Questo dato viene raccontato nei convegni e tutti ridono, compresi gestori e pubblici amministratori: evidentemente non pensano alla possibilità di aver contribuito a causare un tale gravissimo disprezzo, da parte dei cittadini, verso il pubblico trasporto.
Tornando ai nostri ipotetici 13 euro a cranio, da aggiungere al già cospicuo prelievo fiscale, possiamo immaginare l’imbarazzo della pubblica amministrazione a chiederceli. Ma il nostro pensiero vola ai giorni in cui, senza batter ciglio, si è avuto il coraggio di mungere molte famiglie di 15 euro, e soltanto per comunicare alle autorità di avere controllato i fumi delle caldaie. Fumi ipotetici allora, fumi reali ora (quelli delle automobili), che lasciando l’auto in garage e salendo in corriera potremmo assai ridurre.
Se chiedere 13 euro l’anno a ogni cittadino ci sembra una proposta così indecente, potremmo allora tentare di abbassare la cifra prelevando qualche zero-virgola dai carburanti, dalle autostrade, dalle multe, da bolli e assicurazioni, dalle vendite di automobili, da qualche reddito stratosferico di managers o presunti tali, dai compensi ai pubblici amministratori... e via fantasticando.


Raggiunta la cifra necessaria, diventerebbero inutili anche le assurde macchinette per i biglietti, spesso inefficienti e bisognose di manutenzione, e anche le salatissime consulenze per lo studio della bigliettazione. Si potrebbe risparmiare sui controllori, improbabili moralizzatori di cittadini sempre più indignati (in quanto controllati e in quanto impotenti nel controllare i controllori). Si potrebbero tranquillizzare gli autisti, sempre più zelanti nell’ingaggiare eroiche diatribe con cittadini (abbronzati) renitenti all’acquisto del biglietto. Si potrebbero anche tranquillizzare i viaggiatori innocenti e pagatori di regolare biglietto, spesso costretti a subire le diatribe fra abbronzati gesticolanti e autisti (anch’essi gesticolanti e urlanti ma, al tempo stesso, custodi di un pericoloso strumento detto “volante” a cui è legata l’incolumità propria e dei trasportati). Si potrebbero tranquillizzare perfino i sindacati, che non dovrebbero più preoccuparsi di custodire e preservare le specifiche mansioni dell’autista.
Pagando una piccola cifra ognuno, tutti saremmo liberi di viaggiare sui mezzi pubblici. Ecco come la fantasia ci porterebbe a immaginare e desiderare una società ideale; il buon senso ci suggerirebbe anche una via possibile per costruirla ma la stupidità umana ci costringe a rinunciarvi.

EROI

Come tutti ormai sanno, è stata una regolare gara d’appalto ad affidare all’azienda Adriabus il pubblico trasporto del nostro territorio provinciale. Espletata la gara, è iniziata una lunga e complessa trattativa per concordare i dettagli dell’erogazione del servizio: da un lato l’assessore provinciale competente o chi per lui, dall’altro l’azienda. A giudicare dalle informazioni fornite dall’assessore stesso (e-mail 27 ottobre 2008), la trattativa è stata teatro di ripetuti atti eroici: le capacità diplomatiche dell’uno hanno indotto l’altra a concedere ben il 10% delle modifiche di orari e percorsi, il doppio di quanto previsto dalla normativa. Addirittura l’azienda avrebbe anche donato dei chilometri in più, tanto ha a cuore la qualità della vita dei cittadini.
Tante capacità manageriali, tanto eroismo e dedizione avrebbero dovuto portare il nostro pubblico trasporto ad alti livelli di offerta e conseguente aumento di utenza (ben oltre quei 7 mila giornalieri, studenti esclusi).
Per ora, non sembra.